Giuseppe Fortunato - da 'Il Sannio Quotidiano'
Lavorare
sodo – rischiando la vita al cospetto delle fiamme – e ritirarsi a casa con le
tasche vuote e la schiena piena. Di lividi e manganellate.
Amaro e beffardo
destino quello dei Forestali alle dipendenze delle varie Comunità Montane. Che,
l’ apice nero della loro vicenda – già di per se non rosea – l’ hanno toccato
in quel di Napoli. Caricati dalla Polizia, verosimilmente per le intemperanze
di una sparuta minoranza. Al di la della esagitazione di qualcuno e dell’
eventuale manganello facile del singolo celerino, il problema vive molto prima
rispetto al momento napoletano. Perché –
mi chiedo – quegli uomini sono arrivati la, quale disperazione ve li ha
condotti? Quale esasperazione li ha spinti ad urlare e scandire slogan con uno
striscione ed un megafono in mano. Non avrebbero preferito, forse, stare nelle
rispettive sedi di lavoro, anziché fronteggiare le tute della Polizia dopo aver
percorso, in qualche caso, anche centinaia di chilometri? Le manganellate,
allora, capisci che se le sarebbero meritate - a pioggia - quanti hanno contribuito, negli anni, a
costruire questo castello di carte. Quanti hanno partecipato allo sperpero,
quanti non hanno nozione di cosa sia pianificare. Situazione drammatica in
tutta la Regione, quella della categoria. Nella sola Valle Caudina, alle
dipendenze della comunità del Taburno-Camposauro, vi sono più di 90 lavoratori.
Senza stipendio dal mese di febbraio. Cinque mesi senza paga. Qualcuno si
domanda come campino questi poveri cristi. Mentre la politica – da Roma a
Benevento, passando per Napoli – si perde nell’ oceano delle parole e dei
rimandi, questi uomini e queste famiglie vivono – lungi da ogni demagogia – con
la quotidianità data da mutui e bollette che pretendono di essere soddisfatte. Con
esigenze di figli molto spesso non esaudibili. Non si può – a 50 anni suonati –
vivere nella mortificazione di campare sulle ‘spalle’ delle mogli o degli
anziani genitori, non si può vivere in un paese che - a questo punto – denuncia gravi limiti in
termini costituzionali. Eppure, quando le contingenze lo richiedono, i
forestali non vengono meno al proprio dovere. Si armano dei ferri del mestiere
e su per le montagne a domare le fiamme. Nonostante tutto, nonostante lo
facciano – allo stato – in via gratuita. Ma l’ attaccamento al dovere, il senso
di responsabilità sono più forti delle mancanze altrui. Il Presidente della
Comunità del Taburno Camposauro, Libero Sarchioto, ha espresso “il proprio
ringraziamento ai dipendenti forestali per la disponibilità nel continuare a
tutelare con gran senso di responsabilità il territorio”. Il medesimo ha, poi,
rammentato le azioni di spegnimento poste in essere a Moiano, Foglianise,
Vitulano e Frasso Telesino specificando – altresì – come in aree montane, ove
non si profili immediato rischio per le persone fisiche, ricada proprio sul
personale delle Comunità l’ onere del materiale intervento. Allo stato –
guardando al futuro – sembrerebbe che alla causa dei forestali siano destinati
– come da delibera 371 della Giunta regionale – circa 60 milioni di euro.
Proprio la destinazione di quella somma, deviata - secondo alcune voci - verso
altri lidi era stata alla base del caos napoletano. Ribadiamo l‘ invito a fare
presto, a muoversi in temi celeri per risolvere la questione. In nome di canoni
di dignità e di giustizia. E, soprattutto, onde non innescare i rischi di
ulteriori ‘bombe’sociali.
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